Un bavaglio di olio di palma

L’inchiesta “Veleni nel piatto” continua a far discutere e a far arrabbiare chi si è sentito chiamato in causa. L’ultimo attacco, proprio mentre la grande industria alimentare ha lanciato una campagna pubblicitaria senza precedenti a favore dell’olio di palma, ha per obbiettivo Antonello Paparella, microbiologo alimentare dell’Università di Teramo che contro il famigerato grasso vegetale si è speso più di tanti altri cattedratici.

L’accusa contro il professore di Teramo è racchiusa in questo brano di Veleni nel piatto: Eugenio Del Toma diabetologo da sempre vicino alle ragioni dell’industria alimentare difende l’olio di palma con un semplice Suvvia! Basta limitarsi!, Antonello Paparella lo contrasta da vero esperto di alimentazione criticandone alla base il suo utilizzo. Secondo me è un chiaro esempio di come la concretezza vince sempre sulla banalizzazione.

Quello che appare come un vero e proprio tentativo di chiudergli la bocca viene non dal solito politico che parla a vanvera ma addirittura dalla presidenza della Sistal, la società scientifica dei tecnologi alimentari di cui fanno parte centinaia di professori universitari. L’accusa che la presidente di questo gruppo di tecnologi alimentari muove al professor Paparella è di fare divulgazione fuori dalle righe e senza timori reverenziali nei confronti dell’industria alimentare. Il punto è sempre lo stesso: l’industria non si tocca non solo perchè portatrice di ricchezza e di lavoro ma anche perchè finanzia gran parte della ricerca (anche se la preferisce addomesticata). Se poi la ricchezza viene accumulata utilizzando anche ingredienti a basso costo e di cattiva qualità come appunto l’olio di palma, questo per la Sistal non sembra essere un problema. L’aspetto che più sconcerta di questa lettera è non solo il tentativo di azzittire un collega come se il pensiero scientifico non si avvalesse di opinioni diverse e contrarie ma  l’atteggiamento di disprezzo che la presidenza di questo consesso di professori universitari ha nei confronti dei cittadini consumatori trattati alla stregua di beoti che si abbeverano alle fonti di una cattiva informazione.

Per la presidente della Sistal la libertà di pensiero e quella di stampa sembrano quasi essere dei fastidi: Veleni nel piatto viene definita una trasmissione di “taglio terroristico”, l’azienda Rai quando svolge fino in fondo il suo ruolo di servizio pubblico farebbe “clamore più che informazione” mentre il professor Paparella quando ragiona di alimentazione può parlare solo di microbi e batteri senza però superare i confini della sua materia. Se il tema di questa lettera surreale non fosse l’olio di palma verrebbe da pensare ad un altro tipo di olio, utilizzato contro gli oppositori in un’epoca da dimenticare.

Dispiace davvero che una professoressa universitaria in nome di non si sa bene quale presunta difesa della scienza si arroga il diritto di coinvolgere centinaia di ricercatori in una battaglia fuori dal tempo che non tiene conto di un avvenimento epocale avvenuto in questi mesi in Italia: l’abbandono da parte dei consumatori dei prodotti a base di olio di palma. Un fenomeno sottotraccia, avvenuto senza che la grande stampa desse conto nè di questa protesta silenziosa nè dei motivi che ne sono alla base e che ha costretto la Plasmon a pubblicizzare i suoi nuovi biscotti senza il famigerato grasso vegetale attraverso il sito http://www.tiabbiamoascoltato.it/ .

Invece di mettere il bavaglio al professor Paparella cosa che difficilmente la Sistal riuscirà a fare, non sarebbe meglio che i tecnologi alimentari si adoperassero per aiutare l’industria alimentare ad archiviare questa brutta pagina dell’olio di palma, sostituendolo con olii di semi spremuti a freddo e quindi più salutari?

Nella speranza di far capire alla presidente della Sistal  che così rischia di imboccare una strada che non è certo a difesa dei consumatori (i destinatari finali della tecnologia alimentare) ma piuttosto dell’industria vi invitiamo a leggere la lettera che troverete a questo link e scrivere una email all’indirizzo della professoressa Caboni che firma la lettera maria.caboni@unibo.it e ai destinatari dell’email: daniele.daffonchio@unimi.it, erasmo.neviani@unipr.it, lucasimone.cocolin@unito.it , ccaggia@unict.it, mariarosaria.corbo@unifg.it, diana.digioia@unibo.it . La nostra proposta è di scrivere una mail con un oggetto molto semplice e chiaro: Sono solidale con il professor Paparella. Quella che proponiamo è una garbata azione di disturbo che va però espressa in termini civili, senza ricorrere ad eccessi di critica o espressioni colorite. Per monitorare il risultato di questa protesta inoltrate la vostra mail all’indirizzo postmaster@veleninelpiatto.it

Sono solidale con Antonello Paparella

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