Obesi e binge eater aumentano e i governi stanno a guardare

Cosa c’entrano i veleni nel piatto con i disturbi del comportamento alimentare? Apparentemente sembrerebbero fenomeni distinti, in realtà l’alimentazione dei giorni nostri (così ricca di veleni più o meno leciti), sempre più junk food ha di certo una relazione con la crescita dell’insorgenza dei disturbi psichiatrici legati al cibo.

Se è vero, come scrive l’antropologo Marino Niola, che “la ricerca del modello nutrizionale virtuoso” è “diventata la religione globale con il maggior numero di proseliti”, è evidente che se il cibo è così importante nella nostra società, di pari passo potrebbero per riflesso essere cresciuti anche coloro che con il cibo hanno un rapporto conflittuale.

Del resto le nostre preferenze a tavola, il nostro modo di alimentarsi, il cibo che mangiamo sono diventati un fatto identitario. E poiché la repulsione per il cibo di chi soffre di anoressia o viceversa l’attrazione incontrollata dei bulimici e dei malati di binge eating disorder sono anche un rifiuto della propria identità, ecco che i punti di contatto aumentano.

Il Dai, disturbo dell’alimentazione incontrollata (conosciuto anche con il termine inglese binge eating disorder) è quello più direttamente connesso con i nostri stili alimentari. Basti pensare che nelle regioni meridionali il 35 per cento degli adolescenti è sovrappeso, un fattore di rischio certo per un disturbo alimentare in età adulta.

In questa diffusione dell’obesità gioca un fattore scatenante il cibo spazzatura e il cibo pronto o pre-cotto. Proprio per prevenire il consumo di junk food o per insegnare a mangiare meglio, nella cura dell’alimentazione incontrollata gioca un ruolo centrale la terapia nutrizionale di cui fanno parte veri e propri laboratori di cucina.

Bombardati come siamo da messaggi pubblicitari che ci vorrebbero fedeli consumatori di cibo fast e junk, tutti avremmo bisogno di una terapia nutrizionale come quella che avete visto nelle anticipazioni di Attacco al corpo. È il titolo del mio ultimo reportage per Speciale Tg1 dedicato ai disturbi alimentari che andrà in onda domenica 28 maggio.

Riscoprire le farine di una volta, imparare a leggere le etichette e ad evitare sprechi comprando più del necessario sono buone pratiche che tutti dovremmo fare nostre.

I dati che riguardano la diffusione dell’obesità nel mondo mettono i brividi. Si può dire che il genere umano sia in trasformazione. Il cosiddetto normopeso longilineo sta lasciando spazio da circa vent’anni a questa parte, ad un uomo più grasso di quello ella seconda parte del Novecento.

I sovrappeso sono 1,9 miliardi poco più di un quarto della popolazione mondiale mentre gli obesi sono 600 milioni. In Italia gli obesi hanno raggiunto la rispettabile cifra di sei milioni.

Le differenze rilevate sul territorio sono considerevoli: le regioni meridionali presentano la prevalenza più alta di persone di 18 anni ed oltre obese (Molise 14,1%, Abruzzo 12,7% e Puglia 12,3%) ed in sovrappeso (Basilicata 39,9%, Campania 39,3% e Sicilia 38,7%).

Viceversa le regioni settentrionali mostrano dati più bassi di prevalenza di obesità (Lombardia 8,7% e Piemonte 8,9%) e sovrappeso (Valle d’Aosta 30,4% e Lombardia 31,9).

Interventi per limitare lo strapotere dell’industria alimentare sarebbero auspicabili ma su questo fronte sia il governo italiano che gli organismi sovranazionali sono molto prudenti. Per dirne una, nei documenti dell’Efsa (l’autorità europea per la sicurezza alimentare) non c’è nessun cenno ai pericoli per la nostra salute rappresentati da un consumo eccessivo di zuccheri (leggi qui).  L’unica patologia citata in relazione al consumo di zucchero è il rischio di carie dentali.

Le prossima revisione delle schede informative Efsa è prevista nel 2020. Nel frattempo chi si dovesse informare sui rischi derivanti da un eccessivo consumo di zucchero solo su queste pubblicazioni non saprebbe mai che esistono correlazioni certe tra un’alimentazione ricca di dolci e l’insorgenza di malattie come il diabete di tipo 2 che sono ormai definite epidemiche.

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