Pillole di Veleni nel piatto: i grani antichi

Mentre nei campi il frumento inizia a spigare e il ministero dell’Agricoltura è ancora in attesa del benestare dell’Unione Europea sull’introduzione in etichetta di indicazioni di provenienza della semola utilizzata per la pasta, mi torna in mente Veleni nel piatto e il suo capitolo sui grani antichi.

Chi segue questo blog ricorderà che nei confronti del reportage andato in onda a gennaio dell’anno scorso ci fu una forte polemica dell’Aidepi che si lamentava proprio del mio auspicio di incentivare l’uso di grani italiani piuttosto che quelli che provengono via nave dalla Crimea e dal Canada. Per fortuna la crescente domanda di cibo di qualità sta iniziando a creare qualche difficolta a Big Food e nel giro di pochi mesi dalla messa in onda di Veleni del piatto il ministero dell’Agricoltura ha varato un decreto per rendere trasparente l’etichetta della pasta (leggi qui). Incentivare il ritorno al grano italiano (soprattutto se di qualità) non solo è strategico per la nostra agricoltura ma può garantire una maggior tutela della nostra salute.

Le coltivazioni estensive in Nordamerica e in Asia Centrale dalle quali ci approvigioniamo non solo utilizzano grani moderni con un glutine elastico e tenace che rende l’impasto molto adatto alla pastificazione industriale ma fanno anche largo uso di glifosato. Il composto chimico brevettato attorno al 1970 dalla Monsanto e ora di libera produzione funziona nei campi di frumento sia come diserbante (i grani moderni difficilmente superano i 70 centimetri di altezza) che come disseccante per velocizzare la maturazione.

È vero che gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità spingono per classificarlo come cancerogeno mentre quelli dell’autorità europea sono contrari e quindi non c’è ancora un parere definitivo sulla sua nocività, il glifosato resta un prodotto chimico e come tale è meglio che sui piatti non ci sia.

Viceversa i grani antichi (dal Senatore Cappelli al Russello, passando per almeno cinquanta varietà diverse) non solo sono più alti e resistenti delle erbe spontanee ma hanno un glutine molto più digeribile. Per questo, anche se la chimica e i grani moderni sono molto diffusi anche da noi, a tavola è preferibile guardare al passato senza farsi tentare dalla velocità dell’alimentazione moderna.

 

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