Glifosato ereditario, dai campi al feto

Lo temevamo in tanti ma finora non c’era una ricerca scientifica attendibile che potesse confermarlo. Adesso i risultati di questa indagine, seppur limitati, ci sono e non sono affatto rassicuranti. Il glifosato, l’erbicida brevettato dalla Monsanto molto diffuso in agricoltura la cui formula dal 2001 può essere utilizzata da chiunque, viene assorbito dall’organismo e nel caso delle donne incinta può interferire con il feto.

SOSPETTI CONFERMATI

La controprova di un sospetto che gli studiosi avevano da tempo arriva dalla rivista Il Salvagente che assieme all’associazione ASud ha fatto analizzare le urine di 14 donne incinta residenti a Roma e quindi lontane da aree agricole dove il glifosato viene regolarmente irrorato. I risultati mettono i brividi: in tutti i campioni di urine fatti analizzare sono presenti tracce del composto chimico sospettato di essere cancerogeno dagli esperti dello Iarc, l’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

 

I quantitativi di glifosato riscontrati dalle analisi vanno da 0,43 nanogrammi per millilitro di urina fino a 3,48 nanogrammi. Pochi? Molti? Impossibile dare un giudizio, dal momento che non esistono quantità massime consentite. Quel che è certo è che il glifosato non dovrebbe mai essere presente nel nostro organismo, tanto meno nei feti dei nascituri.

IL CIBO CONTAMINATO

Indiziato numero uno, secondo le analisi presentate dal mensile dei consumatori e da A Sud, è l’alimentazione: la strada che porta il glifosato all’interno del nostro organismo passa inevitabilmente per quello che portiamo in tavola. Non solo pane, pasta, farina e altri prodotti a base di farina. Oltre l’85% dei mangimi utilizzati in allevamenti, infatti, sono costituiti da mais, soia, colza Ogm resistenti al glifosato.

Ma quali sono i rischi di questo erbicida molto diffuso in agricoltura? Il Salvagente ha chiesto un parere all’oncologa Patrizia Gentilini che ha spiegato: “Ci sono numerosi dati sperimentali condotti su cellule placentari ed embrionali umane che dimostrano come il glifosato induca necrosi e favorisca la morte cellulare programmata. Quindi si tratta di una sostanza genotossica oltre che cancerogena, come ha stabilito la Iarc, non dimenticando che l’erbicida agisce anche come interferente endocrino”.

SCIENZIATI DIVISI

Non è la prima volta che l’alimentazione viene considerata il veicolo ideale per l’assunzione di glifosato da parte del  n0str0 0rganism0. Il punto è che sul potente erbicida e disseccante la comunità scientifica, condizionata dagli interessi dell’agroindustria, continua ad essere spaccata. Da una parte i ricercatori a cui fa riferimento l’Efsa, l’agenzia per la sicurezza alimentare dell’Unione Europea che fanno finta di niente. Dall’altra i consulenti dello Iarc che sono il braccio scientifico dell’organizzazione Mondiale della Sanità i quali premono affinchè il glifosato sia passato dalla lista dei probabili cangerogeni a quella dei certamente cancerogeni.

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