Burro al posto dell’olio di palma. E il prezzo sale

Mentre la Ferrero continua a difendere a spada tratta l’olio di palma come ingrediente per la Nutella, la resa di fronte alle preoccupazioni dei consumatori  per questo grasso vegetale da parte dell’industria dolciaria italiana, ha prodotto un interessante fenomeno. Il prezzo del burro ora molto richiesto per gli impasti di dolciumi è quasi raddoppiato. In un anno il suo valore alla Borsa di Lodi è cresciuto del 90 per cento.

CRESCE ANCHE IL PREZZO DEL LATTE

Un’impennata provocata proprio dal forte aumento della domanda di burro scattato da quando l’industria dolciaria, terminate le scorte di olio di palma, ha reintrodotto il grasso del latte per la realizzazione degli impasti. A contribuire alla crescita del prezzo del burro ma anche del latte (passato in tre mesi dai 37 centesimi al litro pagati alla stalla a 41 centesimi) le norme sull’indicazione in etichetta della provenienza dei prodotti lattiero caseari. L’ennesima dimostrazione che la trasparenza (e non la furbizia) nella produzione e nel commercio di prodotti alimentari fa bene al piatto e fa girare l’economia. Questo vale per l’olio di palma di cui finalmente abbiamo dati sufficienti per capire che è un grasso aterogeno (a lungo andare può restringere la portata dei vasi sanguigni) ma anche per latte e burro.

IL BURRO NON è SALUTARE MA L’OLIO DI PALMA è PEGGIO

Per anni, sfruttando la disinformazione dei consumatori che non potevano conoscere la provenienza del latte, l’industria dolciaria e i produttori di formaggio hanno ridotto allo stremo gli allevatori, comprando il latte prevalentemente nell’Europa dell’Est. Adesso che saranno costretti ad indicare da quale paese proviene il latte, rischiano di perdere tutti quei clienti attenti alla qualità. Da qui la necessità di tornare a comprare latte e burro italiano. Naturalmente non bisogna dimenticare che bere troppo latte e consumare molti alimenti a base di burro (e di zucchero che l’accompagna) non fa in assoluto bene alla salute. Tuttavia la comparazione con il grasso vegetale ottenuto con una raffinazione spinta dell’olio ricavato dai semi di palma, è certamente a favore del burro che se proveniente da latte biologico è un ingrediente molto più naturale. E, soprattutto, prodotto nelle nostre campagne. A differenza del grasso estratto nelle sterminate piantagioni di palma da olio responsabili negli ultimi dieci anni di aver contribuito alla deforestazione di ampie parti della foresta pluviale indonesiana.

LA BATTAGLIA SULLA NUTELLA

Dicevamo all’inizio che la Ferrero insiste nell’utilizzo dell’olio di palma. Normale, è un ingrediente base della sue produzioni. Dalla Nutella ai gelati Kinder la presenza del grasso vegetale  è ovunque. E pur di continuare su questa strada il marchio di Alba si difende anche a colpi di carta bollata. Grazie ad una sentenza favorevole del Tribunale di Bruxelles la Ferrero è riuscita a bloccare le pubblicità comparative della Delhaize che puntavano a dimostrare come la loro crema spalmabile senza olio di palma fosse più salutare della Nutella.

L’ETICHETTA TRASPARENTE

Insomma da quando Dario Dongo (cliccate qui per chi ha Facebook) ha lanciato tramite il suo sito una petizione a sostegno della messa a bando di un grasso di produzione industriale che non fa parte della nostra cultura alimentare, ne sono successe di cose. La prima a fiutare l’aria e a pubblicizzare prodotti senza oli0 di palma è stata la Coop, seguita da altri marchi della grande distribuzione che non volevano rimanere indietro. Poi è arrivato nel maggio del 2016 il rapporto dell’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) che ha definito genotossiche e cancerogene alcune sostanze contenute nell’olio di palma. Ora è arrivata quest’ennesima risposta dei mercati che ci segnala quanto il burro sia tornat0 ad essere ricercat0 dall’industria d0lciaria. Un ciclone scatenato dalle etichette trasparenti che stanno costringendo l’industria alimentare, da sempre abituata a fare nel nostro paese il bello e cattivo tempo, a tenere in maggior conto le scelte del consumatore.

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