Il contadino di Obama

Vi presento una persona che riesce a vivere in sintonia con l’ambiente, rispettandolo e riuscendo anche a guadagnarci. Uno dei tanti che per fortuna popolano le campagne italiane anche se lui è davvero speciale. Si chiama Giovanni Bernardi e grazie ad una fornitura di ortaggi e verdura per l’American Academy di Roma è diventato alla lontana l’ispiratore dell’orto degli Obama alla Casa Bianca. Alla moglie dell’ex presidente degli Stati Uniti ha fornito tramite l’allora direttrice dell’istituto semi e piante per le sue coltivazioni bio.

Tutto è nato agli albori del progetto Sustainable Food Project, quando l’American Academy invece di propinare a professori e studenti le classiche sbobbe all’americana decise di far entrare in cucina i fondamentali della dieta mediterranea (cereali, leguminose e ortaggi) in versione bio. A forza di cercare nei mercatini naturali chi potesse aiutarli a far partire il progetto, trovarono in quello di piazza della Moretta, nel centro storico di Roma, il poliedrico Giovanni che da allora divenne fornitore di materie prime e maestro di buona e sana  agricoltura. Il bello è che Giovanni è riuscito a salire in cattedra nell’ambito di un’istituzione culturale che è emanazione del paese dove si è sviluppata (e purtroppo da lì esportata in tutto il mondo) la cosidetta Rivoluzione Verde

BIOLOGICO DA SEMPRE

Nei suoi terreni a Pico, in provincia di Frosinone, Giovanni applica il metodo di coltivazione biologico sin dagli anni 80. Il risultato è che i suoi campi sono affetti da un creativo disordine botanico che gli agricoltori convenzionali guarderebbero con disgusto mettendo subito mano al diserbante. È quella biodiversità di cui in tanti si riempiono la bocca ma che pochi sanno garantire per davvero. Giovanni è uno di questi. La qualità dei suoi prodotti dura nel tempo e arriva nel piatto. E non solo perchè non usa prodotti chimici ma perchè si serve, nei campi, di un prezioso alleato: il sole. Neanche un metro quadro dei suoi terreni è ricoperto di plastica. Tutto ciò che riesce a nascere deve vedersela sin dall’inizio con i rigori della meteorologia: freddo d’inverno e caldo d’estate. E infatti le cassette che la moglie Assunta porta nei mercati naturali di Roma seguono esattamente l’avvicendarsi delle stagioni. Tra marzo e aprile trovi grandi ceste di borragine che Giovanni suggerisce di mangiare alla sua maniera (clicca qui per guardare il video)

L’IMPORTANZA DELLA ZAPPA

Gli ortaggi di Giovanni hanno dovuto faticare per crescere e sono molto robusti. Quando arrivano nel frigorifero non essendo gonfi d’acqua come quelli prodotti in serra durano tranquillamente due settimane. Il confronto con la verdura del supermercato è impietoso. Se compri una busta di spinaci nella grande distribuzione durano al massimo un paio di giorni. Quelli di Giovanni che ho comprato la settimana scorsa sono ancora vivi, vegeti e -provare per credere- ancora buonissimi. Poca acqua vuol dire anche pochi nitrati e poco arsenico di cui le nostre falde sono ormai ricchissime. Il metodo di Giovanni ha però un problema. Richiede sudore e fatica e l’uso della zappa, uno strumento antico come l’uomo che con la meccanizzazione agricola è andato in disuso. Nei terreni di Pico invece la zappa di Giovanni lavora senza sosta. E si vede perchè milimetro dopo millimetro ogni anno si accorcia.

E INOLTRE….

Il filmato che ho realizzato per Tv7 contiene anche le riflessioni di Vincenzo Vizioli, presidente dell’Aiab sul boom delle coltivazioni bio che adesso coprono quasi il 15 per cento della superfice agricola utilizzata. E non solo. Avendo il vizio di raccontare i fatti nel filmato c’è anche un passaggio dedicato allo scempio che Comune di Roma e Regione Lazio stanno commettendo sui terreni incontaminati di Castel di Guido. Un pezzo di far west alle porte di Roma dove pascolano tori e mucche maremmane quasi allo stato brado e che rischia il fallimento per l’incapacità del gestore pubblico di mantenere una grande azienda agricola biologica di proprietà di tutti noi.

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