Aflatossine nella grattugia di Alessandro Gaeta

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Veleni nel piatto

Se invece di spendere migliaia di euro per i loro spot pubblicitari il Consorzio del Grana Padano esercitasse più controlli su suoi affiliati non ci troveremmo di fronte al concreto rischio di grattugiare sui nostri piatti grana ricco di aflatossina B1. L'ennesima riprova di quanto food & feed e cioè cibo e mangime non siano sicuri allo stesso modo come vorrebbe la legislazione europea viene dall'ultima indagine del Nas (il Nucleo Anti Sofisticazione dei Carabinieri) su una serie di allevamenti e poi di caseifici che producono sotto il marchio Grana Padano. L'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Brescia ha portato i carabinieri ad effettuare verifiche nelle campagne di Cremona, Brescia, Bergamo e Mantova e ha accertato che alcuni allevamenti, dando da mangiare mais contaminato alle proprie mucche, quando accertavano che nel latte c'erano quantitativi di aflatossine superiori ai limiti di legge (50 nanogrammi per litro) anzichè distruggerlo facevano finta di niente oppure lo diluivano con latte non contaminato. Pensate che durante i controlli i carabinieri hanno trovato latte con un contenuto di aflatossine 160 volte superiore a quello consentito. Come sanno i lettori di Veleni nel piatto le aflatossine B1 che si formano nel mais utilizzato come mangime, sono state inserite dalla Iarc (l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) in Classe 1 cioè nella lista delle sostanze certamente cancerogene

Il problema è che le aflatossine non si smaltiscono nel processo di produzione ma risalgono la catena alimentare: dal mais alle mucche, dalle mucche al latte, dal latte al grana e per arrivare alla fine sugli spaghetti (tanto per citare il piatto associato per antonomasia a grana e parmigiano). A giocare sulla pelle dei consumatori sono stati una trentina tra allevatori e titolari di caseifici compiacenti. I carabinieri hanno accertato che in un caso lo stesso latte rifiutato da un caseificio era stato poi venduto ad un prezzo più basso ad un altra azienda che l'ha messo in produzione senza farsi scrupoli. Nel corso dell'indagine la Procura di Brescia ha disposto il sequestro di circa 4000 forme di grana, evidentemente perchè risultate fuori norme. Le aflatossine sono il frutto di un agricoltura che punta sempre di più verso la riduzione dei costi e l'aumento dei profitti. A concorrere alla formazione di queste muffe non è solo il metodo di conservazione in silos umidi e poco areati ma anche le tecniche produttive utilizzate in campo. Guardate questa tabella tratta da uno studio dell'Università di Udine che vi consiglio di sfogliare a questo link

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